Confiteor
(dal latino = confessare – riconoscere – ammettere)
Non tutti
hanno disponibilità e pazienza ad accettare o giustificare l’operato
di chi si accinge a sondare i misteri della Natura, (occultati e
custoditi in un pezzo di olivo), e avere l’indulgenza necessaria a
capire lo spasmo, quasi sempre dolce ma, a volte anche dilaniante,
della ricerca, l’accanimento instancabile quasi doloroso che
caratterizza gli inizi e poi il seguito, gravato dall’incubo sottile
e costante di commettere errori che potrebbero modificare
irreversibilmente il progetto originario mentre il tutto viene
condotto con sincera volontà di interpretare e dare giusta
dimensione a quanto ci viene offerto.
Al termine
si resta avvolti da un grato stupore e l’opera viene accolta come un
dono grande e inaspettato e si ringrazia il Cielo per aver concesso
adeguata duttilità a recepire i singoli aspetti che attraverso studi
e ricerche avrebbero poi assunto l’aspetto definitivo.
Da subito,
come in corso d’opera, si vive una realtà magica, frazionata in
tante piccole scaglie d’esistere, ognuna ricca di meraviglia, di
paura, di esaltazione e di applicazione costante, e, quando la mente
e le mani, riescono a dare compiutezza all’ascoso disegno della
Natura ed evidenziarne il suo messaggio, si resta quasi svuotati e
poi, lentamente, assaporando ogni istante con cura gelosa, ci si
accorge di essere rilassati e appagati, in pace con il mondo e
ricchi di conoscenze nuove, le ultime, prezioso e sempre più
accattivanti, diverse, stimolanti e impegnative.
È il
risultato finale che ha accolto i sentimenti più complessi come
concentrazione, il piacere, sottile ed entusiasmante, delle piccole
inaspettate scoperte, smarrimento e stanchezza e stupore, l’ansia di
riuscire a tutti i costi, e passione, tanta infinita passione,
vissuta istante dopo istante con partecipazione assoluta e con
esperienze, ogni giorno più nuove e più attente, e la determinazione
di impegnarsi di più e meglio di quanto umanamente si possa. Sempre
e comunque.
Separarsene
può essere giusto ma ogni opera reca nel suo DNA parte del mio cuore
e della mia anima, e le attente e accurate ricerche in campo
iconologico, filologico, storico, etnologico ed etimologico,
dilagate e approfondite su dizionari diversi per corredare di
notizie complete l’opera ultimata.
Ecco:
confiteor: per me sono creature vive, palpitanti ed ognuna
esprime, nel suo muto linguaggio visivo, il mio povero timido amore
e la mia infinita ammirazione per tutte le meraviglie che il Creato
ci ha elargito.
Firenze, 2009
Francesco Paolo Danisi