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- (che concerne l’attività conoscitiva sul piano
intellettuale oppure la facoltà mnemonica fondata sulla percezione
visiva, “intuizione eidetica – immagine eidetica” dal greco “eidetikos”
dalla radice “eid” = vedere).
- Devoto . Oli - |
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- (dal greco “eidetikos” che deriva da “eidetis” =
conoscenza, dalla radice “eid” = vedere: nel linguaggio filosofico che
concerne la conoscenza o, con accostamento diretto al verbo originario,
la “visività”. In particolare nella fenomenologia di E. Kusserl
[1859-1938] intuizione intellettuale delle essenze delle cose; l’atto di
ricondurre alle loro pure essenze obiettive i fenomeni presenti nella
conoscenza.
- Treccani - |
Eidetico
Esaminando la centralità della scultura
notiamo come la Natura si è sbizzarrita in una inedita espressione di
paleontologia, stratificandola su parte (la radice) di un albero di olivo
che, a guisa di prezioso scrigno, l’ha custodita da epoche remote.
L’essenza secolare ha accolto in sé una
figurazione, impressa in profondità, che si richiama all’aspetto morfologico
di un cervo, serbandone in evidenza parte del pettorale, la proiezione delle
corna, il capo del cervide, quasi colto nell’atto di emettere il suo
struggente bramito d’amore.
In alto spicca una sporgenza che ha assunto
la foggia di un nido, visto dall’alto, che ospita un implume, sovrastato dal
capo di un adulto munito di lungo becco, pronto a porgere cibo e protezione.
Alla base, invece, gli anni e le stagioni
hanno impresso il loro sigillo adottando colorazioni diverse e realizzando
linee avallamenti e dossi che si rifanno a parti di gasteropodi (le comuni
conchiglie), espressi in eleganti volute.
Sul retro sono di tutta evidenza notevoli
sporgenze che richiamano alla mente l’immagine di orecchioni.
Sul lato destro appare, in bassorilievo, la
figura di un altro essere alato: un airone. La sciolta e disinvolta eleganza
dei suoi movimenti, o dell’atto di liberarsi in volo, qui sono stati risolti
in forma quasi evanescente, a rendere testimonianza della eterea leggiadria
del suo incedere.
Sul lato opposto e sempre in bassorilievo
campeggia la sagoma di un girino che, con la parte terminale del corpo, dà
l’impressione concreta di una inesausta volontà di movimento.
Gli esseri alati vogliono interpretare
l’elevazione dello spirito, la libertà di pensiero, la catarsi dell’anima;
il cervo ci riconduce al periodico rinnovarsi della Natura che qui ha voluto
fossilizzarne l’idea per consegnarla a tempi futuri; la zona afferente la
base ha accolto il lento sottile ricamo del tempo che ha voluto parlarci di
cose lontane, mentre il girino, ingrandito in una dimensione esasperata,
vuole celebrare, con prepotente ostinazione, la inesausta volontà, di ogni
forma di vita, di proseguire il proprio cammino nel tempo finché il Cielo
avrà stabilito che avvenga.
Miti e Simbolismi
(presenti nella scultura)
C e r v o -
Esso è simbolo universale di prontezza, agilità, mansuetudine e timidezza. I
Greci ritenevano il cervo consacrato alle dee lunari Artemide, Afrodite,
Atena e Diana, ma era sacro anche ad Apollo, Delfico e Icaro. Il dio vedico
del vento cavalcava un cervo, ma esso ha anche un significato particolare
nel buddismo perché associato con la prima predicazione di Buddha nel parco
dei cervi di Sarnath (presso Benares) che mise in moto la cosiddetta “Ruota
della Legge”, i cervi sono raffigurati ai lati di detta ruota, perché
rappresentano meditazione, mitezza e mansuetudine. Nella tradizione celtica
invece costituisce spesso il mezzo per condurre le anime nell’oltretomba.
Come totem rappresenta un elemento
importante nella cultura dei nativi americani. Esistono tribù e clan del
cervo che regna sui quadrupedi delle regioni boscose nel Su-Est delle
Woodlands. Secondo la mitologia degli Ainu i cervi sono stati creati per
fornire sostentamento all’umanità. Shou-Hsien il dio cinese dell’immortalità
è raffigurato come un cervo bianco ed il drago viene chiamato “cervo
celestiale”, come del resto in Giappone.
O r e c c h i o n i -
Nell’architettura militare medievale essi erano adibiti a riparare i
difensori dai tiri dell’artiglieria nemica, ma non va dimenticata, in epoca
successiva, la funzione degli orecchioni che consentivano alle armi da fuoco
di grosso calibro le varie inclinazioni, in gergo militare “il brandeggio”.
Ma essi richiamano alla mente la caratteristica più appariscente di alcune
specie di pipistrelli, Plecotus Auritus, che nella scultura in esame risulta
forse la più plausibile.
Del chirottero in genere esiste un
simbolismo quanto mai variegato, esso è importante nella tradizione dei
nativi americani in cui rappresenta la rinascita nella morte rituale
sciamanica, che parte dall’iniziazione, perché emerge dalla “Caverna –
Grembo” della Madre Terra. Un pipistrello sacro figura nella mitologia degli
aborigeni australiani del Queesland ed è anche il totem di una tribù.
A i r o n e -
Esso, insieme alla cicogna ed alla gru, è noto nel simbolismo e nel mito
come sterminatore di rettili, simboleggia la vigilanza ed appartiene alla
sfera solare. Nella mitologia e nell’antico Egitto si riteneva che l’airone
fosse il primo a segnare il destino dell’anima, dopo il decesso,
simboleggiava anche il sole nascente ed il ritorno di Osiride. Esprime anche
la rigenerazione essendo l’uccello che annunciava la piena del Nilo ed il
rinnovamento della Vita.
G i r i n o -
Primo stadio di vita della r a n a che essendo creatura acquatica è un
animale lunare che porta con sé la fertilità e la nuova vita. La Grande Rana
è una delle creature tradizionali che sostengono l’universo e rappresentano
la “Materia Primigenia” oscura ed indifferenziata secondo il RIG VEDA. Gli
antichi egizi avevano una dea rana, Hekt o Hequat, che rappresentava il
potere delle acque, la levatrice della nascita del mondo, protettrice delle
madri e dei neonati. La Grande Rana del Nilo significava la nuova vita,
l’abbondanza, i poteri riproduttivi della Natura. Nella mitologia celtica la
rana è considerata signora della terra e, inoltre, rappresenta le acque
risanatrici. È anche il totem di una tribù aborigena.
T o t e m i s m o - Elkin
lo definisce “una filosofia che considera uomo e Natura come un tutto unico”
e continua facendo osservare che “fornisce una espressione tangibile e
visibile del rapporto dell’uomo con la divinità”. Mentre Reinach sostiene
che è “un patto religioso fra certe classi sociali di uomini e certe specie
di animali”. Karsten fa notare però che il vero totemismo si riscontra
soltanto fra i nativi americani, gli aborigeni dellAustralia, nella Nuova
Guinea ed in alcune regioni dell’India e dell’Africa.
I miti sono sempre esplicativi. Come si
esprime Robert Graves “di rado i miti sono semplici, mai irresponsabili”. Lo
stesso per i simboli e gli uni e gli altri, paradossalmente, celano e
rivelano al tempo stesso un significato più profondo.
Anche se non proprio seguace di Ctesia,
medico greco vissuto intorno al 398 A.C., (appartenente alla casta
sacerdotale degli Asclepiadi) che fu sempre influenzato dalla sua passione
per l’elemento meraviglioso e fantastico, l’immensa complessità della
Creazione, costituisce per me, sempre, motivo di umile e sconfinata
ammirazione e nel profondo della mia anima, ogni istante, palpita
inquietante la semplice e profonda citazione:
“Il Creato è un dono emozionante e
misterioso
come Colui che lo ha fatto emergere
dal nulla”.
Postfazione
- Questa piccola porzione di olivo un tempo, molto remoto, era parte
integrante di un rigoglioso Albero della Vita, e oggi vive una realtà nuova
facendosi interprete, sommessamente, di una delle tante, suggestive e
silenti poesie della N a t u r a .
M M V I
Francesco Paolo Danisi
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